martedì 22 febbraio 2011

Il Rubygate agli occhi degli altri

Geoff Andrews, OpenDemocracy, Gran Bretagna
Berlusconi verrà processato con due capi d'accusa: aver ottenuto delle prestazioni sessuali da una ragazza all'epoca diciassettenne, e aver abusato del suo potere per negoziare con la polizia il suo rilascio da un commissariato. 

In passato Berlusconi ha evitato vari processi, sfruttando la prescrizione o proteggendosi con l'immunità parlamentare. (...)
Le recenti accuse al premier sono l'ultimo capitolo di una lunga serie di casi di corruzione e scandali sessuali che lo coinvolgono da più di un decennio. Ma negli ultimi mesi sembra che l'apparente declino della reputazione di B. sia rapido e irreversibile: solo il 30,4 % degli italiani sostiene ancora il Presidente del Consiglio.
Il pesante danno alla reputazione dell'Italia deriva in gran parte dal successo di B. nel rimodellare il paese a sua immagine e somiglianza. Un cocktail di denaro, sesso e di interessi personali ha permesso al berlusconismo di corrodere i normali meccanismi di garanzia : lo stato di diritto, l'uguaglianza dei cittadini e la trasparenza della politica.  L'identità stessa dell'Italia ne è uscita danneggiata.
il 13 febbraio milioni di manifestanti, in maggioranza donne, hanno invaso le città italiane protestando contro il modo in cui B. usa il potere per umiliare le donne. L'idea di un leader che procura alloggi gratis a delle ragazza per farle partecipare ai festini nelle sue residenze mostra un disprezzo totale dei diveri derivanti dal suo ruolo pubblico.
Il crescente numero di italiano che pretende le dimissioni del Cavaliere sa bene che questo sarebbe solo il primo passo per consentire al paese di riconquistare lo status di partner internazionale affidabile. La stagnante economia italiana ha profondi problemi strutturali, l'intolleranza verso gli stranieri è cresciuta con l'arrivo di nuovi immigrati nordafricani dopo la rivoluzione tunisina. (...)
Metà del paese è indifferente agli eccessi del premier e alla sua permanenza alla guida del paese, mentre l'altra metà è terrorizzata dai colpi inflitti all'immagine dell'Italia e frustrata dall'assenza di una credibile alternativa politica.





Salvatore Aloise, Le Monde, Francia
Silvio Berlusconi si trovava in Sicilia quando ha saputo che il 6 aprile dovrà comparire in tribunale per rispondere dei reati di concussione e prostituzione minorile. Il premier era sull'isola per verificare la capienza di un centro di accoglienza destinato agli immigrati sbarcati negli ultimi giorni sull'isola di Lampedusa. E' possibile che la sua missione umanitaria rientri in una nuova strategia comunicativa? Il messaggio è chiaro: mentre il capo del governo cerca di risolvere i problemi del paese, la magistratura, condizionata dalla sinistra, prova a toglierlo di mezzo per via giudiziaria. (...) Accogliendo la richiesta di rito immediato avanzato dalla procura di Milano, in un certo senso il giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo ha già fornito una prima risposta sulla presunta colpevolezza del Cavaliere. Il codice penale italiano prevede il rito immediato solo in caso di "prove evidenti". (...)

Questo è il succo dello scandalo che potrebbe costare caro a Silvio Berlusconi: fino a 12 anni di carcere per concussione e fino a 3 anni per prostituzione minorile, con l'aggiunta dell'interdizione dei pubblici uffici. (...)
Berlusconi non potrà beneficiare del legittimo impedimento, che a gennaio è stato parzialmente bocciato dalla Corte costituzionale. Se vorrà evitare di presentarsi in tribunale, dovrà giustificare la sua assenza volta per volta, fornendo delle motivazioni che dovranno essere valutate dai giudici. Ma anche se B. non si presentasse in aula, è facile immaginare gli effetti devastanti che la sfilata di decine di giovani donne chiamate a testimoniare potrebbe avere sulla sua immagine.

Michael Braun, Die Tageszeitung, Germania
(...) Il problema di B. non ha a che fare solo con la sua vita privata: come privato cittadino non sarebbe mai riuscito a convincere i vertici delle polizia milanese a rilasciare una ragazza di 17 anni sospettata di furto. In questa storia l'unica cosa privata è la concezione berlusconiana della cosa pubblica. B. è entrato in politica per privatizzare il sistema a proprio vantaggio, come dimostrano i criteri del tutto personali con cui vengono selezionati i deputati. Se B. si diverte a ospitare feste è affar sui, finchè non infrange la legge. Ma il fatto che l'èlite politica italiana sia selezionata nel corso di serate libertine, bunga bunga e talent show non c'entra niente con la "sfera privata", ed è in realtà il vero e proprio scandalo del Rubygate.

The Daily Telegraph, Gran Bretagna
(...) Il priapico premier italiano è stato rinviato a giudizio e sarà processato. Berlusconi però non è estraneo alle aule del tribunale: nel corso degli anni ha subito molti processi, che avrebbero stroncato qualsiasi altro politico. Lui è sempre sopravvissuto ed è perfino diventato una specie di eroe agli occhi dei maschi italiani. Ma stavolta il Cavaliere rischia di avere quello che si merita.

Fiona Ehlers, Der Spiegel, Germania
(...) Negli ultimi giorni, oltre alla manifestazione delle donne per protestare contro il comportamento maschilista del premier (ndr), ci sono state anche manifestazioni a sostegno di Berlusconi. E naturalmente il premier si è difeso dicendo di essere vittima di un sistema giudiziario che ricorre agli stessi metodi usati dalle spie delle Stasi nella Germania comunista. Il ministro degli esteri Frattini non ha escluso la possibilità che il presidente del cosniglio ricorra alla corte europea dei diritti dell'uomo per la violazione del suo diritto alla privacy.
L'Italia, insomma, è sempre la stessa gabbia di matti.

sabato 29 gennaio 2011

Esistono altre donne

Esistono altre donne
di Concita De Gregorio

Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».

Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.

Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.

La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.

Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.

Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.